Confindustria vuole il green pass per i lavoratori: chi non si vaccina sospeso o spostato

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 21 Luglio 2021 10:38 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2021 10:38
Confindustria vuole il green pass per i lavoratori: chi non si vaccina sospeso o spostato

Confindustria vuole il green pass per i lavoratori: chi non si vaccina sospeso o spostato (Foto d’archivio Ansa)

Confindustria vuole il green pass anche per i lavoratori. La proposta non è ancora ufficiale, ma è destinata a far discutere. 

In pratica, l’associazione degli industriali pensa che il datore di lavoro possa chiedere ai propri dipendenti di esibire il certificato vaccinale. Pena, la non ammissione al posto di lavoro. O un decurtamento dello stipendio. Oppure un cambio di mansione (facile pensare a un demansionamento).

Obiettivo: rendere i posti di lavoro più sicuri possibili. Obiezione: il vaccino non è obbligatorio, quindi si porrebbe un problema di limitazione delle libertà personali. Mica poco, da un punto di vista giuridico.

Confindustria e il green pass sul posto di lavoro

Confindustria è entrata nel merito della questione con una mail interna rivelata dal quotidiano Il Tempo. Mentre nelle settimane scorse c’era stato l’annuncio dell’imprenditore tessile Brunello Cucinelli sull’intenzione di mettere in aspettativa remunerata i dipendenti che non si vaccineranno. Intenzione resa pubblica dopo l’episodio degli infermieri no vax a Genova.

Confindustria ipotizza che per garantire la tutela dei lavoratori si potrebbe richiedere la presentazione del green pass ai dipendenti. E, nel caso non lo abbiano, questi potrebbero essere spostati ad altra mansione o essere sospesi, con impatto anche sulla retribuzione.

Cosa dice la lettera di Confindustria

La lettera fa il punto sulla proposta normativa su cui Confindustria è al lavoro con governo e istituzioni nel confronto per aggiornare il protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Che segue la disponibilità all’operazione vaccinazioni in fabbrica. Nel testo è scritto che “l’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro. In diretta conseguenza di ciò, il datore, ove possibile, potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione; qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione della retribuzione in caso di allontanamento dell’azienda”.

Green pass ai lavoratori: i rischi giuridici

Sulla questione si sono già espressi nei giorni scorsi i sindacati. Parlando di grave violazione della privacy da parte dell’azienda che si informa sull’esecuzione del vaccino laddove questo non è obbligatorio. E bocciando dunque una eventuale aspettativa forzata.

Da parte dei giuristi, invece, si sottolinea la possibilità per l’azienda di sospendere il lavoratore non vaccinato senza giustificato motivo per evitare di mettere a rischio gli altri dipendenti. Se è vero che nessuno può essere obbligato a nessun trattamento sanitario se non per disposizione di legge (articolo 32 della Costituzione) e quindi non al vaccino anti Covid se questo non è obbligatorio per legge, è altresì vero che l’imprenditore è obbligato ad adottare le misure necessarie ad assicurare l’integrità fisica dei dipendenti (articolo 2087 del Codice civile).

“La Costituzione all’articolo 32 – aveva affermato nelle scorse settimane il giuslavorista Pietro Ichino – garantisce la salute e la sicurezza a tutti. Libero dunque chi preferisce stare a casa propria senza vaccinarsi, ma non di mettere a rischio la salute dei compagni di lavoro. I sindacati ribadiscono l’importanza della vaccinazione ma non ci stanno al controllo in una situazione nella quale l’obbligo al vaccino non c’è.